LA CULTURA DELLA FIDUCIA

LA CULTURA DELLA FIDUCIA   (Scroll down for the English Translation)

Sotto il portico del Palazzone una frotta di ragazzini giocava chiassosa e spensierata. La corriera guidata da Fredovedo dopo avere curvato a fatica, sul rumore secco della frenata fermò in piazza. Fredovedo ((è lo scutmai – soprannome – affibbiatogli da mio fratello che affermava: Alfredo porta avanti e indietro mezzo paese e di tutti sa e  vede ) fischiettando e sbatacchiando lo sportello scaricò le valigie – corriamo dai, arriva gente – ci affrettammo a curiosare – le appoggiò sul breve tratto fra le colonne adibito allo scarico, quando tre ragazzotti sfreccianti sui pattini a rotelle, incuranti del rimprovero del barbiere Nelopelo (Nello che taglia la barba sempre mio fratello) lo investirono in pieno facendolo cadere. La risata collettiva salì fino alle alte volte del portico e ridiscese con eco via via smorzata, su quel gruppo allegro e colorato. Cercando le mie sorelline fra le figure che inquadravo ad una ad una al rallentatore percepivo sulle labbra quell’espressione un po’ stereotipata che un poco, dopo lo scoppio del riso  indugia sui volti dando loro quell’aria trasognata e incerta rivolta al nulla,  quando il mio sguardo intercettò quello di Piera; mi scusai cedendole il passo, senza troppo osservarla.

Non guardatela con curiosità – pensai con la voce di mia madre – non sta bene guardare con curiosità – Piera era affetta da poliomielite.

Biancamaria, vieni qui, ti debbo chiedere una cosa.

Mamma mi si rivolgeva raramente chiamandomi col nome per intero, solo Bianca, e il tono leggermente severo mi mise in ansia. Mi osservò attentamente.

E mi chiese, e fece ripetere, e volle i dettagli, e li rivolle. Rispondevo sicura di me con linguaggio limpido e schietto, senza distogliere gli occhi dall’interrogativo dei suoi. Era successo che la madre di Piera aveva lamentato che noi, io, le mie sorelle, gli amici, sotto il portico, il tal giorno, alla tal ora, avevamo riso di sua figlia! Stabilito il luogo, confermata l’ora, le circostanze, le presenze, specificati i particolari mamma formulò la Domanda.

E’vero che avete riso di lei Biancamaria? Non ripetei quanto minuziosamente, dettagliatamente, pazientemente descritto; risposi semplicemente: NO.  Si ravviò in fretta i capelli, mi prese per mano. Al leggero tocco alla porta la madre di Piera ci  invitò con un cenno ad entrare, il viso rabbuiato.  

Mamma espose senza dimenticare una sola, una sola parola del mio racconto, come si  erano svolti i fatti, e perché stavamo ridendo, e come sua figlia non fosse oggetto di scherno e concluse, dopo avere manifestato il suo rammarico per il malinteso – malinteso – e la parola guizzò fra noi come una di quelle stelline che escono dalla bacchetta magica della fata – quelle scintile che ballano allegre sulla testa del fuoco del camino – allora mi ha creduto – concluse dicendole:

conosco Bianca – e sono di nuovo solo Bianca – la conosco – e in lei ho piena fiducia –

L’amai se possibile anche di più del di più per non avere messo in dubbio la mia sincerità e quel giorno compresi l’importanza della fiducia che ho cercato in ogni circostanza di meritare e attribuire a chiunque  ne avesse merito.

 

Biancamaria Benuzzi

 

 

 

 

 ENGLISH TRANSLATION

The Culture of Trust.

Under the portico of the Palace, a crowd of kids was playing noisy and carefree. The bus, driven by Fredovedo, after having turned with difficulty, stopped in the square with a sharp braking noise. Fredovedo (is the nickname given to him by my brother, who said: «Alfredo carries half the town back and forth and he knows and sees everything»), whistling and slamming the door, unloaded the suitcases.
«Let’s run, come on, people are coming,» he said breathlessly.
We noticed that he placed the bags on the short stretch between the columns, used for the unloading of luggage, when three boys, darting on roller skates, regardless of the reproach of the barber Nelopelo (Nello who cuts the beard, another nickname given by my brother), hit him full on, making him fall . The collective laughter rose up to the high vaults of the portico and came down again, with an echo gradually muffled, on that cheerful and colorful group. Looking for my little sisters among the figures that I framed one by one in slow motion, I perceived on my lips that somewhat stereotyped expression which, a little after the outbreak of laughter, lingers on the faces giving them that dreamy and uncertain air, a blank look, my gaze caught Piera’s; I apologized, giving way, without observing her too much.
«Don’t look at her with curiosity,» I thought in my mother’s voice, «it’s not good to look at with curiosity.»
Piera was suffering from poliomyelitis.
«Biancamaria, come here, I have to ask you something!», Mum rarely spoke to me with my full name, usually limited to Bianca, and the slightly stern tone made me anxious. She watched me carefully. And she asked me, she wanted the details, she wanted them repeated. I answered confidently, with clear and frank language, without looking away from her . It had happened that Piera’s mother had complained that we, myself, my sisters, friends, under the porch, on such a day, at such an hour, had laughed at her daughter! Established the place, confirmed the time, the circumstances, the presences, specified the details, my mom formulated the Question: «Is it true that you laughed at her, Biancamaria?».
I did not repeat what minutely, in detail, patiently described; I simply replied: «No.»
She quickly pulled back her hair, took my hand. At the light touch of the door, Piera’s mother beckoned us in, her face darkened. Mom explained without forgetting a single word of my story, how the events had unfolded and why we were laughing, how her daughter was not the object of ridicule and concluded, after expressing her regret for the misunderstanding – “misunderstanding”, the word flickered. between us like one of those stars that come out of the fairy’s magic wand, those sparks that dance merrily on the head of the fireplace – saying: «I know Bianca,» and I was alone again Bianca, «and I trust her».
I loved her even more, for not having doubted my sincerity, and that day I understood the importance of trust, which I have tried in every circumstance to deserve and attribute to anyone who deserved it.
Biancamaria Benuzzi.

Traduttore Cosimo Dicomite

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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