PRESAGIO

PRESAGIO

Mi sI chiede a volte perché abbia scelto di lasciare quanto resterà di materiale del mio passaggio terreno ai bambini africani.
Non mi resi conto, fino alla morte di mia madre, del significato di certe sensazioni che ho cominciato a provare fin da piccola; quando è mancata, trovando fra le sue cose questo piccolo racconto (da me scritto a seguito di uno suo) avvoltolato a quella bambolina, ho intuito che il sentimento che provai per quel giocattolo non fu soltanto di grande amore, ma preludio a quanto sarebbe poi avvenuto

RACCONTO

Una pupattola modesta, vestita di pezza pelosina, color grigio sabbia. Su quella che doveva essere la testa, poggiava una parrucchetta lanosa di tinta sofferta, cernecchi riccioluti scendevano a coprire lo sguardo vuoto e inespressivo; priva del naso, al posto della bocca un piccolo taglio sghembo rimandava un’espressione triste e rassegnata. La bambina non se ne separava mai, compagne inseparabili di giochi, posata nel cesto della bici, a raccogliere fiori, al cinema, al fiume, con lei a fare la spesa, in chiesa, in ogni dove. «Uno sgorbio», diceva la madre della bambina che, a quella parola, se la teneva stretta stretta. La madre si chiese a lungo dove l’avesse trovata, certa che si

trattasse di “cosa” gettata via chissà da chi, chissà da quando. «Forse l’ha avuta da quella zingara alla quale ho offerto un caffelatte, certo l’avrà avuta da lei», pensava la madre e la cosa non la rendeva tranquilla. Avendo letto, la madre, della magia nera e di spilloni piantati nelle bambole e dei possibili effetti, cercava rassicurazioni dalle amiche, fra timore e speranza, un poco vergognosa della sua superstizione. «Speriamo non porti male, a buon conto uno di questi giorni la butto via», diceva tra sé. La bambina allora la nascose dove solo lei sapeva l’avrebbe poi ritrovata.

Non la cercò più, distratta com’era dalla scuola da cui presero l’avvio le stazioni della sua vita; una vita della quale, una volta cresciuta, voleva capire il significato che credette avere trovato quando sentì che il compito sarebbe consistito nel proteggere i suoi genitori: un’adorabile madre, fragile, gentile, generosa e l’adorabile padre rimasto perennemente bambino. Pensò di esserci riuscita, e al dolore che seguì alla loro morte, allo smarrimento che si prova quando non si è più figli, si aggiunse la sensazione di non avere altri scopi. Poi …

Non mi posi domande, all’epoca, sull’attaccamento morboso a quell’oggetto, troppo piccola sia per formularle le domande che per capirne eventuali risposte: fu la risposta a cercare me.

Guardo questa piccola pupattola e mi coglie il ricordo di quell’antico amore; somiglia a quei bambini entrati prepotentemente nelle nostre case attraverso reportage televisivi, descritti da volontari che se ne occupano, la misera vita che conducono documentata nei racconti dei testimoni. “Quei” cernecchi sono i loro capelli; lo sguardo triste della pupattola, quello dei tanti abbandonati e feriti dalle guerre; tutto mette il dito nella piaga delle nostre colpe. Mi sono sentita sempre, da Incolpevole, indirettamente Responsabile. Ho ricordato Paolo, quel ragazzone grande e grosso deriso dai compagni a causa della sua pelle color cioccolato, abbandonato da una madre che un giorno era tornata a casa rapata a zero. Praticamente, lo adottai, difendendolo da tutti, rincorrendo a sassate chi lo canzonava, aiutandolo a fare i compiti. Ho provato sempre forte simpatia per la gente di colore e quando, leggendo, seppi di come l’Occidente, i colonialisti, gli stessi governanti africani avessero depredato quei popoli dei loro averi, mi resi conto che tutto questo era potuto accadere soprattutto a

causa dell’ignoranza di quella gente. Amante della cultura, ritengo che essa sola possa rendere ognuno autonomo, libero e in grado di scegliere. Ecco il motivo per il cui intendo aiutarli

fornendo loro materiale per lo studio, premi ai migliori che, l’ho scritto nel testamento, dovranno a loro volta aiutare col frutto del loro lavoro altri bambini bravi e sfortunati.

Un’azione che consentirà nel tempo a tenere vivo il mio iniziale desiderio.

 

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